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Criteri ESG, da semplice questione etica a purpose aziendale: nasce l’Istituto che li promuove in Europa

Si chiama “ESG European Institute” e sarà un osservatorio per lo studio della sostenibilità ad ogni livello. Obiettivo: la discussione, la misurazione e l’approfondimento delle tematiche ambientali, sociali e di governance ed il loro impatto sugli investitori e sulle aziende

14 Feb 2021

Veronica Balocco

Ragionare in ottica ESG (Environmental, Social, Governance) significa imboccare la strada giusta per garantire un futuro al proprio business. Lo dicono i fatti: il miglioramento che ogni realtà deve implementare ormai non può non tenere conto degli impatti ambientali, sociali e di governance che implica. E le relative regole di gestione non sono più procrastinabili.
Il Covid-19 ha rappresentato un’ulteriore sfida in questo senso, sottolineando l’importanza di costruire modelli di business sostenibili e resilienti, intensificando la perfetta integrazione dei criteri Esg. In particolare, tenuto conto degli effetti che la pandemia ha avuto e sta avendo sulle nostre vite, è necessario un cambiamento strutturale per il benessere di tutto l’ecosistema e ciò non può prescindere dall’approccio che deve essere seguito necessariamente anche all’interno delle aziende, che sempre più stanno cercando di integrare il loro Piano di sostenibilità con il Piano strategico ed il Piano di audit.

Sostenibilità come elemento competitivo di mercato

Il tema è diventato così rilevante, che non è più percepito come una sola questione “etica”, ma soprattutto come “purpose” dell’azienda (basti pensare alle cosiddette “società benefit”, che perseguono nel proprio oggetto sociale, oltre allo scopo lucrativo o mutualistico, anche una o più finalità di beneficio comune prefissati, operando in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di tutti gli stakeholder) nonché come elemento competitivo di mercato e pensato, quindi, come un percorso che consenta di ottenere efficienza e crescita, per le aziende e per l’ecosistema finanziario. Questo si traduce in una gestione efficiente e strategica delle risorse a disposizione, siano esse naturali, finanziarie, umane o relazionali, e di generare valore in una prospettiva di medio-lungo periodo, sostenuta da una costante evoluzione anche in termini di sviluppo tecnologico.

Identificazione di opportunità e creazione di valore nel tempo

Per questo nasce “ESG European Institute”, l’associazione, senza scopo di lucro, che ha come obiettivo quello di essere un osservatorio privilegiato per la discussione, la misurazione e l’approfondimento delle tematiche relative a Environmental, Social, Governance, in Italia e in Europa, esaminando e valutando le politiche fondate sui principi di business sostenibile che terranno conto dell’evolversi degli scenari di riferimento, identificando opportunità e creando valore nel tempo in un orizzonte di medio-lungo periodo per tutti gli stakeholder, con riferimento sia agli emittenti quotati sia alle Pmi, che su base volontaria vogliano ispirarsi alle best practices di mercato, nonché alle start-up.

L’associazione parteciperà in maniera attiva alla definizione di metodologie nei diversi campi di interesse che consentano il confronto tra settori e realtà diverse e permettano di impostare, misurare e controllare piani di miglioramento anche a beneficio degli investitori chiamati a valutare gli investimenti anche sotto il profilo Esg. Tra i temi chiave: la tutela dei diritti umani e la valorizzazione delle differenze e l’uguaglianza nel trattamento delle persone; la salute, sicurezza e benessere delle persone; la protezione dell’ambiente, con particolare riferimento al tema del climate change e della circular economy; il progresso socio–economico e la valorizzazione dei territori; la creazione di uno sviluppo economico basato sull’innovazione e industrializzazione responsabile.

L’Istituto proporrà studi comparativi ed elaborerà Best practise

L’Associazione propone la promozione della ricerca e la diffusione delle conoscenze in materia Esg, anche attraverso studi comparativi con sistemi adottati al di fuori dell’Italia; la realizzazione di studi, approfondimenti e lo sviluppo di soluzioni condivise ai problemi applicativi posti dalle tematiche Esg, eventualmente anche mediante l’elaborazione di “standard” volontari e best practise” – anche mediante l’utilizzo di strumenti informatici che consentano di comparare le società sui temi Esg – da proporre alle aziende, istituzioni ed enti accademici; la promozione della formazione e l’aggiornamento professionale continuativi, anche mediante l’organizzazione o contributi all’organizzazione di corsi di specializzazione e di aggiornamento, congressi, seminari, nonché mediante la creazione o collaborazione a riviste specializzate e a pubblicazioni anche via web; realizzazione di attività di ricerca e/o innovazione, anche all’interno di programmi di ricerca e innovazione dell’Unione Europea, in progetti pertinenti alle materie di cui al proprio oggetto sociale.

L’Associazione ha, altresì, elaborato un proprio codice etico con lo scopo di definire e promuovere i principi e le regole di condotta da rispettare nei rapporti tra i soci e con i terzi in genere nonché nei confronti dell’impresa/ente di appartenenza. I principi etici a cui si ispira l’Associazione sono Integrità, Onestà, Equità; Diversity, Inclusion e Pari Opportunità; Legalità; Indipendenza ed Autonomia; Obiettività; Conflitto di interessi; Efficacia, Competenza ed Efficienza; Trasparenza; Riservatezza.

Standardizzare i criteri Esg

“Una delle prerogative dell’associazione è quella di standardizzare i criteri Esg alla stregua dei principi contabili per la redazione del bilancio, ad esempio prevedere il valore minimo e massimo di emissione di CO2 in base al business della società, ore minime e massime da dedicare alla formazione per i dipendenti, documenti di corporate governance minimi che una società deve adottare”, afferma Luca Dal Fabbro, presidente del consiglio direttivo dell’associazione nonché uno dei massimi esperti a livello europeo di sostenibilità ed economia circolare. “Per lo sviluppo della sostenibilità in seno alle nostre aziende sarà essenziale definire dei criteri il più oggettivanti e misurabili possibili in ambito Esg. Da un lato, ciò faciliterebbe gli emittenti quotati e le società che su base volontaria presentano la Dichiarazione non finanziaria ad avere dei parametri da seguire nell’elaborazione di quest’ultima, dall’altro lato costituirà una base oggettiva su cui misurare le performance a livello di Esg”.

Criteri Esg parte (sempre più) integrante della vita aziendale

“In particolare e con riferimento a tale ultimo aspetto, – continua Dal Fabbro – sempre più i fattori Esg stanno diventando parte integrante e sostanziale della vita aziendale. Basti pensare, ad esempio, che le remunerazioni dei Ceo e dei dirigenti con responsabilità strategiche sono ancorate ad obiettivi di performance legati a parametri Esg, oltre che finanziari, i piani industriali sono connessi ai piani di sostenibilità, nonché l’elaborazione dell’opinion da parte della società di revisione – obbligatoria anche per la Dnf e non solo per il bilancio – è basata sui dati Esg raccolti dalla società. Pertanto, la misurazione dei criteri Esg comporterebbe risultanze oggettive, come avviene per il bilancio, su cui paragonare le perfomance delle società anche dal punto di vista Esg, facilitando, altresì, gli investitori nella valutazione degli investimenti”.

Promuovere il Sustanability manager

Inoltre Dal Fabbro precisa che “un’ulteriore prerogativa dell’associazione è la promozione ed il riconoscimento della figura del Sustainability manager, figura aziendale sorta a seguito del recepimento della direttiva Ue Non-financial and diversity information. E’ importante stilare le skill necessarie per tale figura professionale, prevedendo dei corsi ad hoc, che possono rappresentare un’opportunità di specializzazione anche per i giovani laureati. Altresì, è necessario che tale professionalità abbia una giusta collocazione all’interno della struttura aziendale. Al momento, facendo un benchmarking, alcune società collocano il Sustainability manager all’interno della direzione Amministrazione, Finanza e Controllo, altre all’interno della direzione Legal and Compliance ed altre ancora all’interno della direzione Comunicazione”.

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