Best practise ESG

Sostenibilità, Zalando punta sulla trasparenza: “a nudo” 250 dei circa 3mila brand in vendita

La piattaforma di e-commerce condivide pubblicamente le prime valutazioni sulle prestazioni sociali e ambientali dei marchi partner, che in base alla nuova strategia do.More dovranno dimostrare di rispondere a specifici standard etici. E ora la richiesta è che anche i collaboratori rendano completamente visibili i produttori di primo livello

08 Feb 2021

Veronica Balocco

Criteri ESG, con focus particolare sulla sostenibilità, al centro delle policy di Zalando. Con il lancio della strategia di sostenibilità do.More, nell’ottobre 2019, la piattaforma europea online leader per la moda ed il lifestyle ha preso l’impegno di alzare costantemente i propri standard etici e, entro il 2023, di lavorare solo con partner che vi rispondano. Zalando ha inoltre reso obbligatorie le valutazioni di sostenibilità per tutti i brand venduti sulla piattaforma.

Meglio nei diritti umani che nella sezione ambientale

Nella fase di valutazione iniziale, di un primo gruppo di brand, Zalando ha ricevuto informazioni relative alla sostenibilità da oltre 250 brand tramite lo Higg Brm. I partner hanno fornito dati relativi all’attività del 2019. I risultati mostrano che le prestazioni dei brand nella sezione dei diritti umani sono migliori di quelle nella sezione ambientale. Sulla base dello Higg Brm della Sustainable apparel coalition (Sac) e di Higg co, Zalando ha cominciato a valutare i suoi oltre 3mila tra brand partner e private label, e punta a definire uno standard globale di valutazione della sostenibilità.

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Lo Higg Brm è uno strumento che fornisce a brand e venditori al dettaglio un modo esaustivo di valutare le proprie prestazioni secondo parametri sociali e ambientali, quali i diritti umani, l’equità dei salari e le emissioni di anidride carbonica. Per la prima volta, insieme a Sac e Higg Co, Zalando ha raccolto dai brand partner dati comparabili e informazioni sulla sostenibilità per capire dove si collocano le sfide del settore a livello individuale e collettivo. Zalando riconosce di svolgere un ruolo in qualità tanto di piattaforma quanto di marchio e ha quindi svolto la valutazione a livello di gruppo. In generale, i risultati si allineano alla media del settore sia nella sezione sociale che in quella ambientale.

Prossimo obiettivo: migliorare la credibilità dei dati

Come parte dei prossimi passi, Zalando partecipa ora insieme a Sac a un progetto pilota della fase di verifica, volto a migliorare ulteriormente l’accuratezza e la credibilità dei dati di autovalutazione. I suoi risultati saranno usati per mettere ulteriormente a punto l’approccio di verifica al Brm. I dati che Sac, Higg Co e Zalando hanno ricevuto dai partner rivelano che i brand hanno ottenuto un punteggio migliore nelle sezioni sociali e relative ai diritti umani, con una particolare convergenza su questioni come i salari, la salute e la sicurezza e l’orario di lavoro. Per quanto riguarda le sfide ambientali, questi dati mostrano che sebbene esistano alcuni brand attenti alle emissioni di gas serra, non tutti scelgono di concentrarsi su questo aspetto.

“Per la prima volta abbiamo dati comparabili a livello di marchio sulla sostenibilità, che ci offrono l’opportunità di sviluppare congiuntamente standard che ci fanno progredire come industria – commenta Kate Heiny, responsabile della sostenibilità di Zalando -. I primi risultati mostrano che i diversi brand percepiscono i rischi in modo molto diverso. Ci siamo accorti che dobbiamo allinearci in merito all’importanza che diamo ad argomenti come le emissioni di gas serra, per promuovere insieme un cambiamento di grande impatto”.

E ora Zalando chiede un impegno sulla trasparenza da parte dei partner

La piattaforma ha definito i Science Based Target (Sbt, obiettivi basati sulla scienza) che riguardano in particolare le emissioni di anidride carbonica: come parte di questi obiettivi, nei prossimi anni Zalando lavorerà con gran parte dei partner alla loro implementazione. Dai dati ricevuti quest’anno, Zalando ha notato anche il bisogno di una maggiore attenzione alla trasparenza, che deve includere un migliore approfondimento delle diverse fasi produttive di tutta la catena di fornitura. Per affrontare questo problema, Zalando ha pubblicato tramite i propri canali e sull’Open apparel registry (Oar) tutti i suoi fornitori di primo livello di prodotti private label. L’Oar è uno strumento open source che esegue una mappatura di tutte le strutture di produzione di abbigliamento di tutto il mondo e assegna a ciascuna un codice identificativo univoco. In questo quadro, Zalando si impegna ad accrescere continuativamente la trasparenza e a divulgare livelli sempre più profondi della catena di fornitura. Per quanto riguarda direttamente i partner del marchio, Zalando ha definito requisiti minimi inerenti agli elementi costitutivi necessari alle aziende per cominciare ad affrontare i temi della sostenibilità. Sulla base di questo, si aspetta che i suoi partner rendano completamente visibili i produttori di primo livello.

Sul lungo periodo, i dati dello Higg BRM aiuteranno Zalando a identificare le tendenze del settore e a esplorare possibili soluzioni che contribuiranno a miglioramenti significativi e durevoli di tutta la catena di fornitura, in collaborazione con i brand partner. Infine, Zalando vuole condividere le informazioni con i clienti per permettere loro di compiere scelte più sostenibili. “I nostri clienti chiedono sempre maggiori informazioni sui prodotti che comprano e sulla loro realizzazione – conclude Heiny -. Al fine di fornire loro informazioni più chiare possibile che permettano di comprendere il comportamento di un marchio in relazione alla sostenibilità, per prima cosa i dati devono essere comparabili e verificati. Raccolti i primi dati e avviato un progetto pilota della fase di verifica, siamo sulla buona strada e continueremo a portare avanti il percorso nei prossimi anni”.

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